Digital asset management per fotografi: dalle schede di memoria al backup online - The Visual Experience
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In questo articolo cii soffermiamo sugli aspetti che riguardano il digital asset management, ossia la gestione del patrimonio files / fotografie dal momento dello scatto fino al backup tanto sul luogo dello shooting che, alla fine della catena di processamento, online. Esistono una selva di servizi, devices, e procedure da seguire per non perdere un solo byte e mantenere ordinata, ricercabile e “viva nel tempo” la propria base di dati.

1) In location

Se lo shooting è assolutamente mission critical è obbligatorio attrezzarsi per un backup sul luogo. Il primo backup che mi riguarda, quando scatto con la Canon 1Ds III, è l’utilizzo contemporaneo di due diverse schede di memoria. In realtà questo più che un backup è una ridondanza a tutti gli effetti. E’ come avere un PC con i dischi in configurazione RAID1: i files vanno sulle due flash card. Uso generalmente Sandisk Extreme IV da 16Gb, praticamente un must per supportare i flussi video delle macchine video enabled, come la 5d MKIII che ultimamente uso più spesso della 1Ds III per l’eccellente qualità dei files. Ma, nel caso dell’ultima macchina, Singolo slot per schede e quindi backup onsite. In genere ho con me il mio MacBook Pro, un lettore di card Firewire (il Lexar Professional UDMA FireWire 800 CompactFlash Card Reader), e due dischi rigidi portatili. Ultimamente ho provato i Western Digital Passport Elite edition che sono piccolissimi, vengono con una basetta utile e ben fatta. I due dischi sono sempre in due diverse location: se rimango in hotel, uno in stanza, uno nella cassaforte della reception. Quando viaggio in due diversi bagagli a mano, spesso uno dei dischi nel taschino. Questo ovviamente per evitare perdite, furti, o danneggiamenti indipendenti dalla propria volontà. Ovviamente le schede non vengono mai sovrascritte se non alla fine completa del processo di archiviazione sullo storage principale.

2) La struttura delle cartelle

Le mie cartelle, dal 2000 ad oggi, hanno questa configurazione.

aaaa.mm.gg – Location – Occasione/Cliente – Macchina fotografica utilizzata

Ad esempio

\2012

2012.01.05 – Milano – XXXX – 5dmkIII – numero serie macchina

Tutti i files raw vengono archiviati in questo formato, tanto onsite che sul server di storage principale.

3) In studio

Una volta rientrato si procede alla riletture delle schede di memoria. Se qualcosa va storto ci sono i dischi di backup WD. In genere preferisco ripartire dagli originale piuttosto che copiare delle copie. La struttura del server principale (Snow Leopard) prevede uno storage raid5 da 2Tb interno al computer e un NAS Buffalo Terastation Pro che ha delle copie live di tutto il materiale RAW. Per mantenere i due storage raw sincronizzati utilizzo dei task di Chronosync, un eccellente utility da non perdere. Tutto il materiale RAW perdura sul server per un ciclo di 10 anni. I files raw includono anche le scansioni dei provini delle pellicole 120 che effettuo con un Epson v750, e che, se ritenuti degni di nota, vengono poi processati da un lab con uno scanner Imacon, e, una volta rientrati, vengono archiviati sul server RAW e sul server LIVE

4) File management

I files vengono generalmente gestiti con Lightroom, dotati di keyword, e quelli selezionati vengono tasformati in TIFF 16bit ProRGB e spostati su un secondo server che è il server “live”. Su questo server si procede al post processing. Il server live è una replica (dal punto di vista hardware) del server RAW ed è sottoposto ad un backup sistematico con TIME MACHINE su una unità Fireware Buffalo DriveStation Duo, veloce e performante.

5) Backup fisico di primo livello

E se crolla tutto? Nessun problema (almeno per i files). I dati vengono periodicamente salvati su due hard disk esterni fisicamente spostati in un luogo top secret. In questo modo c’è la certezza che, a meno di cataclisma, qualcosa rimanga… E in caso di cataclisma?

6) Backup online

JUNGLEDISK / BOX.NET / DropBOX

Sono un fruitore di tutti i servizi. In realtà gli ultimi due sono sole delle utility generiche per piccoli files. Il primo servizio invece è un vero e proprio sistema di backup online che si appoggia all’infrastruttura di Amazon S3. Ad un prezzo abbastanza contenuto, con una frazione che riguarda lo storage effettivo, ed una porzione che riguarda il trasferimento da/per il server, ci si assicura uno spazio in un CLOUD di macchine. Con un buon livello di sicurezza (i dati possono essere crittografati AES a 256bit) il patrimonio che conta (nel mio caso una 60 di GB di files “LIVE” risiede placidamente da una qualche parte in Europa. Punti a sfavore: tempi di trasferimento, soprattutto per il primo backup “biblici”: 2/3 SETTIMANE con una connettività Interned performante. Uno stillicidio per i nervi al primo passaggio. Poi, con i vari meccanismi incrementali i tempi diventano più “umani”  anche se bisogna abituarsi all’idea di pagare (nel mio caso una decina di dollari al mese) per qualcosa di “immateriale” e che, dovesse mai servire, necessiterebbe di molto tempo per essere recuperata.

7) Altri backup?

Per le altre macchine che utilizzo (Macbook / Mac Mini / Mac Pro) utilizzo una TIME CAPSULE da 1Tb, che mi assicura un eventuale recovery rapido di tutto quello che non è catalogato come fotografia / video.

Il Digital Asset Managment è uno dei temi che trattiamo nei nostri workshops dedicati al post processing.

Il flusso

Massimo Cristaldi



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